Il cibo come messaggio

Il cibo è vista, tatto, lavoro, sapore, creatività e ricordi, ma è anche uno strumento di comunicazione. Scopriamo tutti i segreti e i messaggi che si nascondono dietro questo potente mezzo espressivo con la nostra Esperta su Misura, la dott.ssa Valeria D’Alessandro.

Le espressioni legate al cibo riflettono un linguaggio non verbale ad altissimo potere aggregante che va ben oltre gli aspetti qualitativi e quantitativi di nutrizione. Il semiologo Roland Barthes, nei suoi Elementi di semiologia affermava che “il nutrimento non è solo una collezione di prodotti soggetti a studi statistici o dietetici, ma anche, nello stesso tempo, un sistema di comunicazioni, un corpo di immagini, un protocollo di usi, di situazioni, di comportamenti…”, cioè un vero e proprio linguaggio autonomo.

L’alimentazione costituisce difatti una realtà culturale e sociale.

Il cibo è vista, è tatto, è lavoro, è sapore, è odore, è creatività, è ricordi. È uno strumento di comunicazione e condivisione, rappresenta la cerniera tra natura e cultura e talora è vizio e trasgressione di regole sociali, gerarchie e legami.

Dietro al sapore, all’odore, alla cucina e al sedersi a tavola si nascondono infiniti significati e una trama fitta di simboli e linguaggi.

Il rapporto della vita con il cibo è un’esperienza che ci viene trasmessa fin dalla nascita. Si materializza nell’attimo in cui il neonato si attacca al seno materno seguendo il suo istinto e riconoscendo l’odore della mamma. Ogni fase della crescita vede il cibo come perno di cambiamento. Lo svezzamento, con il passaggio da un’alimentazione liquida a una solida, rappresenta un momento di crescita e un’apertura verso il mondo esterno che si arricchisce di sapori, di nuove consistenze e soprattutto di nuove relazioni.
Il cibo da fonte di nutrimento nella fase di crescita si trasforma sempre più in elemento centrale della socializzazione. La declinazione del cibo assume mille sfaccettature diverse. Può essere una scelta di gusto, da veri intenditori delle delizie più piacevoli per il palato, oppure si può scegliere di aderire a uno stile alimentare della tradizione culinaria della propria terra o di seguire un particolare tipo di dieta, e oggi c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Può essere una scelta obbligata, come ad esempio quella della malattia celiaca, oppure può essere una scelta etica, come quella del vegetarianismo e del veganismo, sempre più in aumento nelle popolazioni occidentali.
La dieta vegetariana o dieta “latto-ovo-vegetariana(LOV)” esclude gli alimenti animali (carne, pesce) ma ammette i derivati animali, come latte, formaggi e uova.

La “dieta vegana” indica invece una dieta priva di alimenti animali ma anche di tutti i derivati animali (uova, latte e derivati). Scelte che per le loro caratteristiche di esclusività e rigidità, possono determinare talora degli stati carenziali di vitamine o oligoelementi da supplementare adeguatamente sotto controllo medico e dietologico.

A sottolineare l’immenso valore del cibo, il 9 ottobre 2020, l’associazione dell’Onu che si occupa di assistenza alimentare nel Mondo, il World Food Programme (WFP), ha ricevuto il prestigioso riconoscimento del Nobel 2020 per la pace con la motivazione di combattere la fame nel mondo e aumentare la sensibilizzazione globale a un uso più sostenibile delle risorse alimentari e naturali.

Di seguito la motivazione integrale: “Per il suo impegno nel combattere la fame, per il suo contributo al miglioramento delle condizioni di pace nelle aree colpite dai conflitti e per aver agito come forza trainante negli sforzi per prevenire che la fame venga utilizzata come arma di guerra e di conflitto”.

E in un mondo nel quale il significato universale di fratellanza si mantiene attraverso tutte le culture e i popoli della terra: il cibo è quel filo invisibile che avvicina, ambasciatore di messaggi di benvenuto nei rapporti di ospitalità e di identità etnica.

Sedersi intorno a una tavola consumando lo stesso cibo rappresenta un suggello di condivisione e di amicizia che supera ogni barriera.

 

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