Lo svezzamento del bambino o alimentazione complementare a richiesta?

Se qualche mese fa è iniziata l’avventura di essere genitori, vi state preparando a far vivere ai vostri piccoli il momento di passaggio dall’allattamento esclusivo a una forma di alimentazione più complessa e varia, come lo svezzamento. Ecco i preziosi consigli della nostra esperta su Misura, dott.ssa D’Alessandro.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce l’alimentazione complementare come “un processo che inizia quando il latte materno da solo non è più sufficiente a soddisfare le esigenze nutrizionali dei bambini, e quindi sono necessari altri alimenti e liquidi, insieme al latte materno.”
Di conseguenza, per fornire ai neonati nutrienti aggiuntivi, è opportuno introdurre i bambini ad alimenti diversi rispetto al latte materno o al latte artificiale.
Oggi sempre di più, piuttosto che di svezzamento si parla di alimentazione complementare a richiesta, ovvero di un graduale passaggio da un’alimentazione liquida a una semisolida e solida a seconda del grado di accettazione del lattante in termini di quantità, in maniera analoga al concetto di allattamento a richiesta.

Le linee guida dell’OMS indicano il sesto mese quale momento ideale in cui iniziare lo svezzamento, perché a quella età il sistema intestinale ha completato i processi di maturazione ed è pronto per svolgere tutte le azioni alla base della digestione e all’assorbimento dei nutrienti. Anche il sistema nervoso raggiunge un grado di maturazione sufficiente per consentire al bambino di stare seduto agevolmente, di afferrare il cibo, di avere una masticazione e deglutizione efficienti e, soprattutto, di interagire con l’ambiente che lo circonda.
Solo in alcuni casi, ad esempio di insufficiente crescita del lattante, può essere consigliato uno svezzamento anticipato ma, comunque, non prima della diciassettesima settimana di vita.

Nell’ultimo decennio, i pediatri hanno lavorato molto per riportare lo svezzamento su un terreno meno medicalizzato, senza una specifica temporalizzazione degli alimenti da inserire, in quanto numerosi studi scientifici hanno dimostrato che l’introduzione ritardata di alimenti ritenuti allergizzanti non riduce la comparsa di allergia alimentare né tantomeno la comparsa di malattie genetiche, quali la celiachia.

L’alimentazione complementare a richiesta è un processo che vede coinvolto l’intero nucleo familiare e deve svolgersi in una atmosfera serena e tranquillizzante. Il bambino avvicinato alla tavola deve potersi sentire libero di assaggiare i cibi presenti che devono naturalmente essere scelti con cura dai genitori. Nel momento in cui ha la curiosità di allungare la manina verso il cibo vuol dire che è pronto per scoprirlo. È consigliabile iniziare l’alimentazione complementare mentre si sta ancora allattando e proseguire con l’allattamento materno nel periodo successivo, almeno fino al primo anno di vita, qualora non sia possibile allattare al seno, si raccomanda di proseguire con l’utilizzo di formule adattate.

La fase dello svezzamento può essere un momento in cui migliorano le abitudini alimentari dell’intero nucleo familiare con l’adesione a una dieta varia ed equilibrata, con alimenti possibilmente freschi e di filiera corta. È ormai dimostrato che i primi 1000 giorni di vita (dalla nascita ai due anni di età) influenzano i gusti futuri, pongono le basi di una corretta nutrizione nell’età adulta e sono considerati “finestra critica” per la salute, la crescita e lo sviluppo del bambino.

Una quantità adeguata di alimentazione appropriata risulta quindi di fondamentale importanza per il pieno sviluppo del potenziale umano dei bambini in questo delicato periodo. Ecco allora che lo svezzamento può iniziare con l’introduzione di una pappa al giorno mantenendo l’abituale ritmo delle poppate. Al bambino verranno proposte creme di cereali, verdura, frutta o yogurt e una fonte proteica alternata, ad esempio pollame, pesce, uovo, formaggio o legumi, e olio di oliva extravergine come unico condimento. Alcuni autori sostengono che affinché possa apprezzare un nuovo alimento un neonato deve poterlo assaggiare almeno dieci volte, quindi, pazienza se alcuni cibi non sono immediatamente graditi: riproponiamoli più volte senza escluderne nessuno in maniera definitiva, prima o poi li apprezzerà.

 

 

Cerchiamo di avvicinare il nostro bambino ad alimenti freschi e naturali dedicando del tempo a scegliere frutta e verdura di stagione; più sapori imparano a riconoscere come propri più ameranno variare la dieta da adulti e sarà minore il rischio di seguire diete monotone e sbilanciate. Utilizziamo inoltre metodi di cottura “leggeri”, preferibilmente al vapore o al forno, senza aggiunta di sale e condiamo con un cucchiaino di olio extravergine di oliva. Fidiamoci della capacità del bambino e accettiamo il suo innato senso di sazietà senza forzarlo a mangiare di più (analogamente all’allattamento al seno). Sulla tavola non deve mai mancare l’acqua e, anzi, ne va incoraggiato il consumo: lasciare a disposizione del bambino l’acqua in bicchieri o bottiglie che possa facilmente afferrare in autonomia.

Allo stato delle conoscenze attuali è bene rimarcare ciò che non va dato al bambino e cioè bevande zuccherate, cibi salati e latte vaccino fino al compimento di almeno un anno di età. Il gusto si costruisce in queste prime fasi di vita ed è necessario abituarlo ai sapori naturali e non artificiali. Bisogna fare attenzione alle etichette degli alimenti industriali per la prima infanzia per escludere dal nostro carrello cibi addizionati di zuccheri o di sale. Dedichiamo del tempo alla preparazione di verdure e non facciamo mai mancare dalla tavola pezzetti di frutta colorata. Solo una dieta variata garantirà l’apporto di micronutrienti e migliorerà le buone abitudini alimentari del nostro bambino!

Non da ultimo insegniamo giocando l’igiene orale con strumenti dedicati ai più piccoli.

 

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