Il gusto nel bambino

Educare i propri figli al gusto.
Ecco tutti i consigli per aiutare il bambino ad accettare nuovi sapori, nuove consistenze e nuovi colori nella sua dieta: dalla fase della gravidanza fino ai momenti che vanno oltre lo svezzamento.

Sappiamo tutti ormai che il cibo rappresenta uno dei legami più profondi che l’uomo possa stabilire con il mondo esterno e con il proprio mondo percettivo ed emotivo, proprio per questo l’alimentazione ricopre un ruolo fondamentale anche nel processo di crescita ed educazione dei bambini.

Se la scienza è d’accordo nell’affermare che il gusto nel bambino si sviluppa già all’interno dell’utero intorno alla fine del terzo mese di gestazione, è vero anche che le esperienze gustative sviluppate dal bambino durante i suoi primi passi nel mondo tendano a condizionare le scelte alimentari del suo futuro, in particolare, le preferenze e i gusti che sperimenta nel corso dei primi 2-3 anni di vita sono quelle che il bambino manterrà anche durante la sua vita da adulto. Ma partiamo dall’inizio, anche in questo caso il ruolo delle mamme ha un’importanza fondamentale nel contribuire alla costruzione del gusto dei figli sia in fase di gravidanza, quando consumando i propri cibi la mamma trasmette attraverso il liquido amniotico i diversi sapori al feto, sia in fase di svezzamento, quando abitua il bambino a una serie di gusti “nuovi” rispetto al latte materno o artificiale.

La letteratura scientifica è ricca di studi che dimostrano come uno degli elementi più̀ importanti nello sviluppo delle preferenze infantili per uno o più alimenti durante la fase dello svezzamento sia il fatto che quell’alimento gli sia familiare: anche per questo è consigliabile iniziare quanto prima il processo di sensibilizzazione al gusto attraverso il cibo.

Ed è proprio il momento dello svezzamento quello che condiziona maggiormente il regime alimentare del bambino e del futuro adulto, un momento che possiamo immaginare metaforicamente come quello del vero allenamento al gusto. In questa fase ricopre, ad esempio, un ruolo molto importante la presenza delle verdure nella dieta dedicata al bambino. Infatti, la verdura può costituire un’ottima palestra per il gusto in quanto è estremamente ricca la gamma di sapori che offre con le sue infinite varietà e qualità aiutando quindi a sviluppare percezioni e reazioni diverse nelle papille gustative del bambino.

 

Educare i propri figli al gusto: ecco tutti i consigli per aiutare il bambino ad accettare nuovi sapori, nuove consistenze e nuovi colori nella sua dieta.

 

La maggior parte dei pediatri è inoltre concorde nell’affermare che un altro periodo molto delicato in tema di nutrizione infantile è quello che vede intorno ai 2-3 anni l’inizio di una nuova fase di coscienza nutrizionale e gustativa che in alcuni casi può dar vita anche ad alcuni disturbi come la neofobia alimentare, ovvero la paura di degustare cibi e sapori nuovi che coincide con la cosiddetta fase del NO. Si tratta di un fenomeno che i bambini affrontano fin dalla prima età e che può enfatizzarsi tra i 3 e i 7 anni per poi, nella maggior parte dei casi, decrescere a partire dai 10 anni.

Da questo punto di vista, risulta molto importante sapere che un lungo e paziente “allenamento” a un sapore, a un colore o una consistenza nuova può dare dei risultati ottimi. Ricordiamoci che per far sì che il bambino inizi ad accettare in modo stabile un alimento che solitamente respinge sono necessarie almeno sette o otto somministrazioni di quel cibo.

Per concludere, quindi, è molto importante rispetto alla determinazione del gusto nel proprio figlio il tempo e le modalità che un genitore impiegano per “allenarlo” a variare e cambiare i sapori della sua dieta. Ad esempio, può risultare fondamentale la modalità con cui il bambino si avvicina al cibo e a nuovi gusti, qualcosa che non va mai presentato come un’imposizione da parte del genitore ma che dovrebbe essere sempre sostenuta dallo strumento e dalla modalità del gioco, qualcosa che stimoli la curiosità e anche il sorriso. Senza dubbio, in termini pratici si tratta di un processo che richiede tempo e pazienza ma che porterà a ottimi risultati per il bambino e per la dieta del futuro adulto.

 

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